“Sotto a un albero dinnanzi alla casa c’era una tavola apparecchiata per il tè, alla quale sedevano la Lepre Marzola e il Cappellaio; un Ghiro sedeva fra loro, profondamente addormentato, e gli altri due se ne servivano come di un cuscino, appoggiandovi i gomiti e conversando al di sopra della sua testa. «Scomodissimo per un Ghiro, – pensò Alice, – ma siccome dorme, immagino non ci faccia caso.»

La tavola era bella grande ma i tre se ne stavano tutti pigiati in un angolo. – Non c’è posto! Non c’è posto! – gridarono quando videro avvicinarsi Alice. – C’è un mucchio di posto! – disse Alice indignata e si sedette in una grande poltrona a un capo della tavola.

Prendi un po’ di vino, – disse la Lepre Marzola in tono incoraggiante.

Alice guardò ovunque sulla tavola ma non vi vide altro che tè.”

Le Avventure di Alice nel paese delle Meraviglie di Lewis Carroll, Giulio Einaudi editore spa, 2003

 

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“Bussarono alla porta e il cameriere entrò con un vassoio del tè, e lo posò sul tavolino giapponese. Un tintinnio di tazze e di piattini. Un altro cameriere portò due piatti di porcellana. Dorian Gray si alzò e versò il tè. I due uomini si avvicinarono  alla tavola lentamente, e guardarono  cosa ci fosse sotto i coprivivande: «Andiamo a teatro questa stasera» disse Lord Henry. […]

«Vorrei venire a teatro con voi […] »  disse il giovane.”

 

Il ritratto di Dorian Gray di Oscar Wilde, Arnoldo Mondadori Editore SpA, 1982

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“Il n’y a rien qui restaure comme une tasse de cet excellent thé russe, après une nuit blanche” – disse Lorrain con un’espressione di vivacità contenuta, sorbendo il tè da una fine tazza cinese senza manico, mentra stava in piedi nel salottino rotondo davanti a una tavola su cui erano serviti tè e una cena fredda. Vicino alla tavola si erano riuniti , per rinfrancare le loro forze, quanti si trovavano quella notte nella casa del conte Bezuchov.

 

Guerra e pace di Lev Tolstoj, Newton Compton Editori, marzo 2012

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Furono interrotti. Si stava servendo il tè, e il signor Weston, avendo ormai detto tutto ciò che gli premeva, ben presto ne approfittò per allontanarsi.

Dopo il tè, il signore e la signora Weston e il reverendo Elton si sedettero al tavolo da gioco col signor Woodhouse.

 

Emma di Jane Austen, BUR Rizzoli, aprile 2007

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Già da parecchi anni, di Combray, tutto ciò che non era il teatro e il dramma del mio andare a letto, non esisteva più per me, quando, un giorno d’inverno, rientrando a casa, mia madre, vedendomi infreddolito, mi propose di prendere, contrariamente alla mia abitudine, una tazza di tè. Dapprima rifiutai, poi, non so perché, cambiai idea. Mandò a prendere uno di quei dolci corti e paffuti, chiamati Petite Madeleines, che sembrano modellati nella valva scanalata di una conchiglia di San Giacomo. E subito, meccanicamente, oppresso dalla giornata uggiosa e dalla prospettiva di un triste domani, mi portai alle labbra un chucchiaino di tè dove avevo lasciato ammorbidire un pezzetto di madeleine. Ma, nello stesso istante in cui quel sorso frammisto alle briciole del dolce toccò il mio palato, trasalii, attento a qualcosa di straordinario che accadeva dentro di me. Un piacere delizioso mi aveva invaso, isolato, senza nozione della sua casa. Di colpo, m’aveva reso indifferenti le vicissitudini della vita, inoffensivi i suoi disastri, illusoria la sua brevità, allo stesso modo in cui agisce l’amore, colmandomi di un’essenza preziosa: o meglio, questa essenza non era in me, era me stesso. Avevo cessato di sentirmi mediocre, contingente, mortale. Donde mi era potuta venire questa gioia poctente? Sentivo che era legata al sapore del tè o del dolce, ma lo sorpassava incommensurabilmente, non doveva essere della stessa natura.

 

Alla ricerca del tempo perduto di Marcel Proust, Newton Compton Editori, luglio 2011

 

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L’infermiera O’Brien uscì dalla camera della signora Welman accompagnata dal lieve fruscio della gonna dell’uniforme ed entrò nella stanza da bagno. Voltando appena il capo disse: “Metto subito il bollitore sul fornello. Sono sicura che prenderete volentieri una tazza di tè prima di andarvene, cara collega”.

L’infermiera Hopkins rispose in tono placido: “E’ vero, mia cara! Non rifiuto mai una tazza di tè. Lo dico e lo ripeto: non c’è niente di più piacevole di una bella tazza di tè…forte e bollente!”

 

La parola alla difesa di Agatha Christie – Edizioni Mondadori, aprile 2013

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In circostanze adatte, poche ore nella vita sono più piacevoli dell’ora dedicata alla cerimonia nota col nome di tè del pomeriggio. Vi sono circostanze in cui, sia che si prenda sia che non si prenda parte al tè (per non parlare di chi il tè non lo prende mai) la situazione è in se stessa deliziosa. Quelle che ho in mente nel dare inizio a questa semplice storia offrivano una mirabile scenografia a un onesto modo di passare il tempo.

 

Ritratto di signora di Henry James – Newton Compton Editori, luglio 2012

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Ma Semjon Jakovlevic si sprofondò nel silenzio, e finì di mangiare le sue patate. Quindi si asciugò la bocca col tovagliolo e gli fu servito il tè.

Il tè, abitualmente, non lo prendeva da solo, ma ne mesceva ai visitatori; non a tutti, però: ben lungi; abitualmente indicava lui stesso quali dovevano essere i prescelti. Queste sue disposizioni sorprendevano sempre perché inaspettate. Lasciando da parte i ricconi e i funzionari, egli ordinava talvolta di darne a un contadino o a qualche vecchietta decrepita; altre volte, lasciando da parte i poveri, ne dava a qualche grasso commerciante straricco. Il tè veniva anche servito in modo diverso: a chi con lo zucchero dentro, a chi con lo zucchero a parte, a chi anche senza zucchero. Questa volta furono favoriti il monachetto venuto di fuori, il quale ebbe un bicchiere di tè zuccherato, e il vecchio pellegrino, al quale fu servito senza zucchero. Al grosso monaco del convento col bussolotto per le elemosine, chissà perché, non ne fu dato affatto, sebbene fino ad allora avesse ricevuto ogni giorno il suo bicchiere di tè.

Demoni di Fëdor Michajlovič Dostoevskij, Newton Compton Editori, luglio 2011

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Con troppa angoscia di passione, quel giorno, nell’aria tingendosi ai raggi quasi orizzontali del sole: le tappezzerie s’armonizzavano in un color caldo e pastoso; l’aroma del tè si mesceva all’odore del tabacco.

– T’ho portato un sacco di tè – disse il Musèllaro allo Sperelli – assai migliore di quello che beveva il tuo famoso Kien-Lung.

– Ah, ti ricordi, a Londra, quando componevano il tè, secondo la teoria poetica del grande imperatore?

Il piacere di Gabriele D’annunzio, Edimedia, 2012

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